IL MIO SECONDO VIAGGIO IN INDONESIA

  I bambini dell’isola di Timor

 

Appena arrivati in quel luogo, la mia attenzione è stata attirata da un gruppo di bambini che stavano cantando a squarciagola.
Padre Pius ci ha spiegato con tristezza che quei bambini hanno fame, mangiano una sola volta al giorno e l’unica cosa che lui può fare per distrarli da quella realtà e dargli un po’ di gioia, è cantare e ballare insieme a loro.

Il 10 gennaio scorso, insieme a mio cugino Emilio Barichello, sono partita per l’Indonesia. Oltre a visitare per la seconda volta i luoghi dove da quasi 35 anni opera un nostro missionario, Padre Rodolfo Ciroi, questo viaggio era finalizzato all’incontro con i bambini di Timor che la nostra associazione, grazie alla generosità di alcune persone, sostiene da qualche anno.
Appena arrivati in Indonesia quindi, insieme a P. Rodolfo siamo partiti alla volta dell’isola di Timor, dove ci siamo fermati nella città di Atambua, ospiti di amici, per una settimana. Il giorno dopo il nostro arrivo, ci siamo recati a Kletek, un piccolo villaggio in riva al mare, distante una cinquantina di km. da Atambua.
Con noi c’era anche Padre Hermin, un giovane sacerdote indonesiano responsabile di quella piccola comunità. Abbiamo potuto così incontrare i bambini da noi sostenuti e le loro famiglie, siamo stati con loro, abbiamo mangiato insieme. Nonostante le calamità che colpiscono questi popoli (terremoti, siccità, inondazioni, senza parlare delle malattie, soprattutto la malaria), quella gente ci ha accolto con gioia, dividendo con noi quel poco che avevano, un pugno di riso e un po’ di acqua bollita.
Lasciato Kletek, sulla via del ritorno, ci siamo fermati a Basikama, altro piccolo villaggio. Appena arrivati in quel luogo, la mia attenzione è stata attirata da un gruppo di bambini che, disposti su quattro o cinque file, in piedi all’ombra di un grande albero, stavano cantando a squarciagola.
Mentre cantavano, spostavano le braccia a destra e a sinistra, in alto e in basso, ogni tanto facevano un giro su se stessi.
Di fronte a loro un uomo di bassa statura, addosso un paio di pantaloni molto larghi con un solo orlo arrotolato fin sotto il ginocchio, dirigeva quello spettacolo, ballando e facendo smorfie che i bambini ripetevano divertiti. Così ho conosciuto Padre Pius, circa cinquanta anni, il sacerdote indonesiano di quel villaggio che, solo dopo, parlando insieme a noi, ci ha spiegato con tristezza che quei bambini hanno fame, mangiano una sola volta al giorno e l’unica cosa che lui può fare per distrarli da quella realtà e dargli un po’ di gioia, è cantare e ballare insieme a loro. P. Pius ci ha dato i nomi di dieci tra i bambini più bisognosi da poter eventualmente sostenere.
Anche in questo villaggio come a Kletek, la povertà e gli stenti sono percepibili, si sentono nell’aria, sono segnati sui volti della gente. Mentre stiamo salutando Padre Pius e alcuni abitanti del villaggio, ha cominciato a piovere e in pochi minuti ci siamo trovati in mezzo ad un nubifragio. Il livello dell’acqua saliva a vista d’occhio ai bordi delle strade sommergendole, per fortuna ci trovavamo vicini alle colline cosi abbiamo evitati per un soffio di essere travolti da una delle frequenti e devastanti alluvioni che invadono l’isola durante la stagione delle piogge.
Nei giorni che seguirono, abbiamo visitato la zona di Wedì dove, su un territorio molto vasto, sono sparsi una decina di villaggi. Qui abbiamo conosciuto Padre Fransiscus, indonesiano, che insieme ad altri tre sacerdoti, amministra queste comunità. Ricordo con piacere quando Padre Fransiscus ci ha accolto nella sua abitazione e ci raccontava delle difficoltà che aveva a gestire le cinque scuole cattoliche sparse sul territorio, ognuna delle quali ospita più di cento bambini.
Ci ha spiegato inoltre che, con molto dispiacere, sarà costretto a chiudere un paio di quelle scuole a causa della mancanza di fondi per pagare gli insegnanti.

Quello che lo tormentava più di tutto e non lo lasciava dormire la notte, era il fatto che, se fosse stato costretto a chiudere quelle scuole, i suoi bambini, così li chiamava, che lui aveva battezzato e a cui aveva impartito la prima comunione, sarebbero stati costretti a frequentare scuole islamiche e questo lui non lo poteva tollerare, quindi sperava in un miracolo.
È stato allora che Padre Rodolfo gli ha consegnato 1.800 euro che avevo portato con me, frutto della raccolta 1-2-5 centesimi che, pochi mesi prima, noi dell’associazione avevamo messo in atto sul territorio di Gonars e paesi limitrofi per la scolarizzazione dei bambini della zona di Wedi.
Padre Fransiscus, aperta la busta e guardato il contenuto, non aveva capito subito la quantità della donazione, ma parlando con P. Rodolfo in merito e fatti alcuni rapidi calcoli, ha realizzato il totale in rupie, immediatamente gli si è illuminato il volto, si è alzato in piedi per ringraziarci e alzando le braccia e lo sguardo in alto, ha esclamato un paio di volte: ALLELUIA!!

Per questi motivi la raccolta di 1-2-5-centesimi per la scolarizzazione dei bambini di P. Fransiscus, nella zona di Wedi, continuerà.
Due giorni prima di lasciare l’isola di Timor, con Padre Rodolfo siamo andati a trovare delle suore che risiedono nella periferia di Atambua. La nostra visita non era annunciata quindi è stata una sorpresa.
Quando le suore, soprattutto la superiora, hanno visto Padre Rodolfo, sono esplose dalla felicità, più tardi ho capito anche perché.
Queste suore, che sono sei, gestiscono un piccolo ospedale con una ventina di posti letto, ospedale che è stato costruito cinque o sei anni fa, grazie ai contributi mandati alle suore dal gruppo missionario di Gonars tramite Padre Rodolfo.
Dopo la prima costruzione il governo indonesiano, per non sentirsi inferiore, ha stanziato dei soldi per ampliare questo piccolo ospedale rispondendo affermativamente alla richiesta delle suore, richiesta che attendeva da parecchi anni.
La prima costruzione quindi, dopo un paio d’anni, è stata ampliata dando spazio ad ulteriori venti posti letto. Purtroppo però l’ultimo terremoto del 2006, a distanza di pochi mesi dalla costruzione, ha reso inagibile questo ultimo pezzo, procurando sui muri e sul pavimento delle crepe larghe cinque, dieci cm., attualmente quindi sta funzionando solo il padiglione costruito per primo.
Ora capite anche voi perché quelle suore sono così grate a P. Rodolfo. Prima di lasciarci le suore hanno voluto farci visitare a piedi, il piccolo centro abitato che si trova vicino all’ospedale.
Abbiamo perciò visto dove abitano e come vivono una ventina di famiglie molto povere. La cosa più angosci ante che abbiamo trovato in quelle case, sono i numerosi bambini che vivono con i nonni, i genitori sono quasi tutti morti.
Quello che non dimenticherò mai sono gli occhi tristi e rassegnati di quei vecchi che oltre al dolore per aver perso i figli, hanno la consapevolezza di non avere nessuna opportunità da dare ai nipoti per il loro futuro. Anche qui abbiamo raccolto i nomi di alcuni bambini tra i più bisognosi da poter sostenere.
È arrivato il momento di lasciare l’isola di Timor, stiamo aspettando una macchina che ci porterà all’aeroporto quando Padre Rodolfo ci comunica che due delle suore che gestiscono il piccolo ospedale vicino ad Atambua, sono venute con la vespa per salutarci.
Tra un saluto e l’altro ci hanno lasciato una busta con le foto di una ventina di bambini che non hanno nessuno e che loro aiutano come possono.
Al mio rientro in Italia durante la relazione sul mio viaggio in Indonesia, che ho tenuto con la nostra associazione, ho raccontato di questi bambini esibendo le foto. Abbiamo allora deciso tutti d’accordo, di aiutare questo gruppo di piccoli orfani chiamandoli “Gli orfani di Atambua”, tenendo come punto di riferimento le suore tanto legate a Padre Rodolfo.
Il resto del mio viaggio in Indonesia l’ho trascorso visitando i luoghi che già conoscevo, ho rivisto con molto piacere persone a me care, conosciute durante il mio primo viaggio.

Ci tenevo a scrivere di questo periodo trascorso a Timor, questa terra così infelice e lontana, alla quale noi associazione siamo molto legati.

Claudia Pecile

Il libro

Là dove opera “Pastor Ciroi”

Diario di viaggio nell’Indonesia dei missionari

Sono stata coinvolta da questo libro perché ho sentito al di là delle parole, una grande sincerità, un’ autentica partecipazione all’avventura in cui si era gettata, un’onestà intellettuale, un ingenuo entusiasmo che mi hanno coinvolto e commosso: in una parola mi hanno reso partecipe della sua avventura, dei suoi entusiasmi, delle sue paure e delle sue commozioni.

Maria Antonietta Cester Toso

LE BOTTIGLIE ” CERCA SPICCIOLI ”

“SE I TUOI CENTISIMI PESANO PIU’ DI QUEL CHE VALGONO

DONALI A COLORO PER CUI VALGONO PIU’ DI QUEL CHE PESANO ”

In vari esercizi pubblici sparsi in tutta la provincia, per un paio di mesi, hanno fatto la loro comparsa delle bottiglie “cerca- spiccioli” diffuse per raccogliere fondi da destinare ad un progetto di sostegno alla scolarizzazione in Indonesia.
L’iniziativa ha finora fruttato 1.772,38 €, già recapitati a padre Dolfo, grazie a Claudia Pecile, impegnata nel suo secondo viaggio indonesiano.
bottiglia centesimi

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