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terre lontane
 

 

Gonars - Indonesia, andata, ritorno e… ritorno!

 

L’incontro con i piccoli profughi dagli occhi scuri e profondi, che hanno visto uccidere fratelli, genitori e parenti e che si sono salvati nascondendosi nella foresta.

 L’isola di Timor, è situata a sud dell’Indonesia, un destino coloniale, fin dal 1500 ha separato questo territorio in due parti, la parte occidentale sotto il controllo Olandese, la parte orientale invece divenne avamposto del colonialismo Portoghese.-
Alla fine della seconda guerra mondiale, la parte occidentale passava sotto la nuova bandiera Indonesiana, seguendo la sorte delle altre isole di dominio Olandese, mentre la parte orientale rimaneva sotto l’amministrazione Portoghese.-
Nel 1974, il Portogallo per problemi di stato, abbandonò tutte le colonie lontane dalla madre patria e così a Timor Est si costituirono vari gruppi politici ognuno dei quali pretendeva il dominio sull’altro per poter governare. Siccome questi gruppi non riuscivano a prendere un unico accordo si arrivò ad una sanguinosa guerra civile che offrì al governo Indonesiano il pretesto per intervenire militarmente.-
 L’allora Presidente Suharto (un dittatore sanguinario) pur di impossessarsi di Timor Est, non esitò di ordinare alle sue truppe di eliminare chiunque si opponesse alle sue rigide regole, regole che la popolazione non accettò. Così venne perpetrato ai danni della popolazione un vero e proprio massacro; furono uccisi vecchi donne e bambini senza pietà, vennero bruciati interi villaggi, si salvarono solo quelli che riuscirono a nascondersi nella foresta costretti a rimanerlo e a viverci per anni.-
Nonostante in seguito il Consiglio di Sicurezza dell’ONU avesse concesso alla popolazione di Timor Est l’indipendenza, ordinando alle truppe Indonesiane di lasciare l’Isola, questo non fu mai eseguito fino in fondo perché le persecuzioni continuarono sporadicamente fino a pochi anni fa.
Questi conflitti hanno lasciato una popolazione nella povertà totale e tantissimi bambini orfani.

   
timor est
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I BAMBINI DI TIMOR EST

E’ il 1° gennaio 2006 e mi trovo in Indonesia e precisamente a Jojakarta nella casa di P. Rodolfo. Sono le sei del mattino mentre in Italia è mezzanotte, quindi stanno festeggiando l’anno nuovo, nel mio cellulare arrivano degli S.M.S. di auguri.-
Noi a Jojakarta abbiamo già festeggiato l’anno nuovo sei ore prima a casa di P. Rodolfo insieme a tanti ragazzi suoi amici. Per oggi abbiamo in programma una gita verso il santuario di BUNDA MARIA RATU KEGNO (Madre Maria Regina della Pace). Partenza alle ore otto con un furgone, circa tre ore di strada. Padre Sutyio è alla guida, con lui davanti ci sono io e Padre Corda, un missionario italiano da quaranta anni in Indonesia, dietro P. Rodolfo con sette otto ragazzi e ragazze, hanno la chitarra, si parte puntuali. Per strada si suona,  si canta , si prega si chiacchiera e si ride, Non so ancora che quel giorno è una di quelli che potrò difficilmente dimenticare.

Dopo circa due ore di strada P. Rodolfo e P. Sutyio si parlano in Indonesiano, naturalmente io non capisco cosa si dicono, ma dopo un paio di Km. Il furgone accosta e si ferma. Siamo a Wonossari, piccolo villaggio dove tre Suore gestiscono un convitto (Asrama) che ospita oltre cento bambini locali e circa ottanta bambini orfani provenienti dall’isola di Timor, ci siamo fermati per far loro una visita.-
Appena scesi dal furgone P. Corda mi racconta che ognuno di questi bambini ha alle spalle una storia molto triste. Molti hanno visto con i loro occhi uccidere fratelli, genitori e parenti, si sono salvati nascondendosi nella foresta sopravvivendo per alcuni anni.-
Questa storia mi ha messo addosso una tristezza infinita. Stiamo entrando nell’Asrama, in lontananza vedo un porticato sotto il quale ci sono lunghi tavoli, dove intorno seduti su delle panche tanti bambini; mi fermo per guardare meglio. P. Corda che è al mio fianco mi dice che sono i bambini di Timor Est.-
Nell’Asrama sono rimasti solo loro, gli altri dei villaggi vicini, sono andati nelle loro case per festeggiare il Natale. Metre ci avviciniamo avverto uno strano malessere, un senso di nausea. P. Rodolfo alza le braccia e chiama ad alta voce uno che conosce. Si accorgono di noi e cominciano a bisbigliare fra di loro, alcuni si avvicinano, altri aspettano in piedi. Ci sediamo con loro, i ragazzi di P. Rodolfo dopo un po cominciano a suonare la chitarra e a cantare. Una ragazza del nostro gruppo inizia a fare dei giochi coinvolgendo i bambini che sono felici di cantare e giocare. Io cammino avanti e indietro e mi soffermo a guardare i visi bellissimi di questi bimbi e i loro occhi scuri e profondi, non posso dimenticare la loro storia immaginando quello che  i loro occhi possono aver visto.-
Ogni tanto qualcuno si ferma ad osservarmi con stupore, capelli bianchi, pelle bianca, chissà cosa pensano, io sorrido e faccio qualche passo verso di loro allungando le braccia. I più piccoli sono timoroso, gli altri si lasciano avvicinare, così prendiamo confidenza, mi siedo in mezzo a loro, vorrei stringerli tutti quanti.-
Una bambina di circa dieci anni mi prende la mano, guarda il mio orologio, mi tocca i capelli e mi sorride, sono felice di tenere quella piccola mano fra le mie. Ci portano del thè con qualche biscotto. P. Corda mi spiega che la popolazione locale già povera pensa a mantenere questi bambini con molte difficoltà. P. Rodolfo quando può lascia alle Suore qualche offerta in denaro proveniente dalla generosità dei nostri Paesani. Bevo un po’ di thè, la bambina che mi tiene per mano e che non ha alcuna intenzione di lasciarmi, si chiama Sara. Prendo dal vassoio due biscotti e glieli offro, mi sorride e mi dice TRIMAKASI (grazie) e comincia a mangiare.-
Ho notato in un angolo un bambino di sette/otto anni, da parecchio tempo fermo nello stesso posto, da solo, un’espressione triste. Chiedo a P. Corda che è seduto vicino a me se lo può chiamare vicino. P. Corda gli si avvicina, gli parla ma il piccolo non si muove.  Un insegnante  comunica a P. Corda che il bambino da quando e arrivato non ha mai parlato e non sanno se è così dalla nascita oppure in seguito al trauma vissuto nell’isola di Timor perché di lui nessuno sa niente. La tristezza e il senso di nausea non mi abbandonano.-
 Faccio con loro qualche foto, sono passate già due ore e noi dobbiamo proseguire il viaggio. Cominciano i saluti, Sara mi accompagna fino al furgone sempre tenendomi per mano; improvvisamente si ferma, mi guarda e comincia a ripetermi con tono supplichevole sempre la stessa parola KEMBALY – KEMBALY, io non capisco. P. Corda che ha sentito mi dice: “ti stà chiedendo di tornare”. Ho un nodo in gola, vorrei portarla con me assieme al piccolo che non parla. Nello zaino ho un piccolo rosario, una coroncina con i granelli tutti colorati e glielo regalo, le do un bacio sulla fronte e la lascio, non ho il coraggio di voltarmi indietro e salgo sul furgone. Quando mi giro, vedo tante mani alzate che ci salutano, in mezzo a loro c’è anche Sara.-
Quella sera prima di addormentami ripensando a Sara e ai bambini di Timo Est, ho fatto loro una promessa di aiuto perchè possano andare a scuola, perché abbiano una ciotola di riso e un po di serenità.-
 Tornata in Italia ho parlato dei bambini di Timor Est con un mio amico pittore, Diego Deganis di Torsa e con sua moglie Paola. Siamo molto amici e loro hanno sposato subito la mia causa regalandomi un quadro di Diego che io metterò in lotteria al Circolo Tradi Friul di Gonars con il consenso della Presidente del Circolo Sig.ra Idelma Malisan. Dalla lotteria spero di ricavare una cifra che manderò subito a P. Rodolfo per i bambini di Timor Est.-

La mia permanenza da P. Rodolfo è stata di cinquanta giorni, ho vissuto un’esperienza dura e difficile, in certi momenti ho messo a repentaglio anche la mia vita, così quando ho rimesso piede in Italia mi sono detta che un’esperienza simile nella vita può bastare. Ogni tanto penso a Sara e a tanti bambini come lei, sento ancora la sua voce che mi chiede di tornare e così da poco ho deciso che da P. Rodolfo probabilmente tornerò.-

Claudia Pecile
 
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Padre Rodolfo a Timor Est
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Padre Rodolfo a Timor Est
 

 

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Presentato a Gonars il libro di Claudia Pecile

libro pecile

 

“Se i tuoi centesimi pesano più di quel che valgono, donali a coloro per cui valgono più di quel che pesano!” … E’ la frase che si può leggere su alcune piccole bottiglie di plastica, a forma di salvadanaio, che hanno “invaso” i negozi della bassa friulana ed è solo una delle piccole ma sostanziose iniziative dell’Associazione Naluggi-Uganda Onlus di Gonars, che in realtà sta permettendo da diversi anni la realizzazione di numerosissimi progetti di aiuti verso i paesi più poveri del pianeta, in particolare l’Uganda e l’Indonesia.
Proprio la scorsa sera, presso la palestra polifunzionale del comune è stato presentato il libro di una delle volontarie dell’associazione, in forma di diario di viaggio, dal titolo “Là dove opera Pastor Ciroi”, missionario originario proprio di Gonars. E’ stata l’occasione per l’Associazione di presentare anche i risultati fino a qui ottenuti nei loro ultimi viaggi proprio in Indonesia, terra oggetto del libro, e in Uganda.

L’importante testimonianza scritta da Claudia Pecile è stata realizzata grazie al contributo del sensibile Comune di Gonars e della Provincia di Udine: presenti nella serata il sindaco Ivan Cignola, l’assessore alla cultura Lauro Cocetta ed il consigliere provinciale Beppino Govetto.
La relatrice Maria Antonietta Cester Toso, coadiuvata nella lettura di alcuni passaggi significativi e toccanti del libro dall’amico Giuseppe Stradolini, ha sottolineato l’importanza di questo piccolo volume della Pecile, sia per l’arricchimento spirituale che può donare al suo lettore, sia perché il ricavato delle offerte per l’acquisto dello stesso sarà totalmente devoluto a favore dei bambini di Timor.
Numerose sono le iniziative sulle quali si sono impegnati i volontari di questa piccola associazione di Gonars: oltre ai progetti verso l’Indonesia, ottimi  i risultati ottenuti anche in Uganda, paese visitato proprio da poche settimane dalla stessa Claudia Pecile insieme all’attivissimo medico  Luciano Strizzolo. Per ricordarne alcuni, si sono ultimati i lavori di consolidamento del pozzo (l’acqua, elemento essenziale della vita, andava ad essere raccolta in pozze di fango distante anche chilometri dai villaggi…) e la realizzazione di un importante ospedale (mancano solo i lavori di rifinitura e gli impianti) che permetterà assistenza gratuita in un area di più di venti chilometri. Ma linfa vitale a queste popolazioni arriverà anche dalle numerose adozioni a distanza coordinate dalla stessa associazione con i missionari di questi paesi dell’est e dell’Africa.
 

invito Venerdì 17 aprile, presso la palestra di Gonars ci sarà un reportage sui recenti viaggi in Uganda ed in Indonesia con la presentazione dei nuovi lavori eseguiti nel corso dello scorso anno, corredati da immagini e presentati dal dott. Luciano Strizzolo che si è recato personalmente in Uganda per valutare la situazione sanitaria, vista la realizzazione del pozzo con l'acqua potabile e la costruzione in corso dell'ospedale. Seguirà la presentazione del libro "Là dove opera Pastor Ciroi", scritto da Claudia Pecile dalla sua esperienza nel primo viaggio in Indonesia, la relatrice sarà la Dott. Arch. M. Antonietta Cester.

Certi del vostro interessamento ai nostri progetti, vi aspettiamo numerosi per rispondere a tutti i vostri quesiti.

Il direttivo Ass. Naluggi Uganda


LE LETTERE


Carissimi tutti,
Intanto vi dirò che dopo un anno di permanenza in Italia sentivo veramente nostalgia di ritornare in Indonesia per tanti motivi che non sto a dirvi ma che potete immaginare. Nel momento della partenza però ho sentito pesante il distacco da tutti voi.
Mi ha aiutato a sentire meno il distacco, l’accoglienza fattami dagli amici a Jakarta Padang e Yogyakarta e l’essermi trovato subito in un mucchio di attività che non mi danno tempo per le nostalgie!
Gli altri momenti sono stati due incontri di tre giorni ognuno con una quarantina di giovani vuoi a Padang in agosto appena rientrato e poi a Yogyakarta verso la metà di settembre. Questi tre giorni hanno avuto come tema base le relazioni con gli altri e come diventare veri amici nonostante le diversità che ci dividono, sono incontri molto interessanti e che arricchiscono vicendevolmente.
Mi sono recato sulle zone terremotate due volte. La seconda volta mi sono recato sul posto per un momento di ringraziamento. Un momento pieno di significato di cui voi stessi potete essere orgogliosi perché il tutto è frutto della vostra generosità.
Il progetto delle coltivazioni della pianta da cui si potrà estrarre carburante per le loro necessità inizierà appena finita la stagione delle piogge, sono già stati acquistate le sementi che poi saranno utilizzate. Mentre per quanto riguarda la scolarizzazione il programma è già iniziato con il luglio scorso, inizio del nuovo anno scolastico. Non so di preciso quanti ragazzi siano già stati aiutati, ho chiesto che mi preparino una relazione al più presto. Quello che è certo è che ho visto un bel mucchio di cartelle con la documentazione su ogni ragazzo. Segno che le cose le portano avanti seriamente. Circa le adozioni vuoi nei due Orfanotrofi di Boro, come tra i ragazzi di Timor sono portate avanti normalmente e tutti gli adottati a distanza vanno avanti bene con la scuola.
Beh mi pare di aver finito!
Allora per non perdere tempo non mi resta che farvi i miei migliori auguri per il Natale e felice anno nuovo!

Padre Rodolfo Ciroi s.x.

 


 
Scarpe volate in Indonesia per veri campioni

Carissimi tutti, ecco a chi sono finite le vostre scarpe da pallone!
Avete fatto contenti tanti bambini!
Grazie a nome loro.

Padre Rodolfo Ciroi
 
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